Rigoletto

Preludio


Parmi veder le lagrime

Parmi veder le lagrime
scorrenti da quel ciglio,
quando fra il duolo e l’ansia
del subito periglio,
dell’amor nostro memore,
il suo Gualtier chiamò.
Ned ei potea soccorrerti,
cara fanciulla amata,
ei che vorria coll’anima
farti quaggiù beata;
ei che le sfere agli angeli,
per te non invidiò.


Questa o quella

(Un’altra aria eseguita dal Duca, è briosa e esprime la sua filosofia sulle donne)

Questa o quella per me pari sono
a quant’altre d’intorno mi vedo;
del mio core l’impero non cedo
meglio ad una che ad altra beltà.
La costoro avvenenza è qual dono
di che il fato ne infiora la vita;
s’oggi questa mi torna gradita,
forse un’altra doman lo sarà.
La costanza, tiranna del core,
detestiamo qual morbo crudele;
sol chi vuole si serbi fedele;
non v’ha amor, se non v’è libertà.
De’ mariti il geloso furore,
degli amanti le smanie derido;
anco d’Argo i cent’occhi disfido
se mi punge una qualche beltà.


Pari siamo

Pari siamo!… io la lingua, egli ha il pugnale;
l’uomo son io che ride, ei quel che spegne!…
Quel vecchio maledivami!…
O uomini!… o natura!…
vil scellerato mi faceste voi!…
Oh rabbia!… esser difforme!… esser buffone!…
Non dover, non poter altro che ridere!…
Il retaggio d’ogni uom m’è tolto… il pianto!…
Questo padrone mio,
giovin, giocondo, sì possente, bello,
sonnecchiando mi dice:
fa’ ch’io rida, buffone…
Forzarmi deggio, e farlo!… Oh, dannazione!…
Odio a voi, cortigiani schernitori!…
Quanta in mordervi ho gioia!…
Se iniquo son, per cagion vostra è solo…
ma in altr’uom qui mi cangio!…
Quel vecchio malediami!… tal pensiero
perché conturba ognor la mente mia!…
Mi coglierà sventura?… Ah no, è follia.


Caro nome

(È un’aria cantata da Gilda, piena di dolcezza e lirismo, mentre esprime i suoi sentimenti per il Duca)


Caro nome che il mio cor
festi primo palpitar,
le delizie dell’amor
mi déi sempre rammentar!
Col pensiero il mio desir
a te ognora volerà,
e pur l’ultimo sospir,
caro nome, tuo sarà.


La-rà, la-rà, la-rà


Cortigiani, vil razza dannata

È un’aria potente interpretata da Rigoletto. Esprime la sua rabbia e disperazione)

Cortigiani, vil razza dannata,
per qual prezzo vendeste il mio bene?
A voi nulla per l’oro sconviene!…
ma mia figlia è impagabil tesor.
La rendete… o se pur disarmata,
questa man per voi fora cruenta;
nulla in terra più l’uomo paventa,
se dei figli difende l’onor.
Quella porta, assassini, m’aprite:
(si getta ancora sulla porta che gli è nuovamente contesa dai gentiluomini; lotta alquanto, poi torna spossato sul davanti)
ah! voi tutti a me contro venite!…
(piange)
Tempo di mezzo
Ebben, piango… Marullo… signore,
tu ch’hai l’alma gentil come il core,
dimmi or tu, dove l’hanno nascosta?…
È là? è vero?… tu taci!… perché?
Miei signori… perdono, pietate…
al vegliardo la figlia ridate…
ridonarla a voi nulla ora costa,
tutto al mondo è tal figlia per me.


La donna è mobile

(Questa è forse l’aria più famosa dell’opera, cantata dal Duca di Mantova. È vivace e orecchiabile)

La donna è mobile
qual piuma al vento,
muta d’accento ~ e di pensier.
Sempre un amabile
leggiadro viso,
in pianto o in riso, ~ è menzogner.
È sempre misero
chi a lei s’affida,
chi le confida ~ mal cauto il cor!
Pur mai non sentesi
felice appieno
chi su quel seno ~ non liba amor!


Bella figlia dell’amore

DUCA Bella figlia dell’amore,
schiavo son de’ vezzi tuoi;
con un detto sol tu puoi
le mie pene consolar.
Vieni e senti del mio core
il frequente palpitar.

MADDALENA Ah! ah! rido ben di core,
ché tai baie costan poco,
quanto valga il vostro giuoco,
me ’l credete so apprezzar.
Sono avvezza, bel signore
ad un simile scherzar.

GILDA Ah così parlar d’amore
a me pur l’infame ho udito!
Infelice cor tradito,
per angoscia non scoppiar.
Perché o credulo mio core,
un tal uomo dovevi amar!

RIGOLETTO
(a Gilda)
Taci, il piangere non vale;
ch’ei mentiva or sei secura…
Taci, e mia sarà la cura
la vendetta d’affrettar.
Pronta fia, sarà fatale,
io saprollo fulminar.

RIGOLETTO
(a Gilda)
Taci, il piangere non vale;
ch’ei mentiva or sei secura…
Taci, e mia sarà la cura
la vendetta d’affrettar.
Pronta fia, sarà fatale,
io saprollo fulminar.